Convocazione Assemblea dei Soci

Oggetto: Autoconvocazione Assemblea dei Soci della Confederazione della Mobilità Dolce (Co.Mo.Do) venerdì 31 marzo 2017 in città di Norcia.

Visto
che in base allo Statuto di codesta Associazione sono scadute e/o cessate le cariche sociali dal mese di ottobre 2016 e che é, quindi, atto dovuto e necessario procedere alle relative elezioni;

Viste
le modalità di svolgimento delle elezioni approvate già dai Soci nel dicembre 2016;

Vista
l'urgenza di procedere alle elezioni delle nuove cariche statutarie, dal momento che, in difetto, l'Associazione si trova nell'impossibilità di operare, con conseguente perdita di tutta una serie di opportunità,

è convocata

per il giorno venerdì 31 marzo 2017, in prima convocazione alle ore 8.00 ed in seconda convocazione, alle ore 15.00 l'Assemblea dei Soci della Co.Mo.Do. presso le strutture comunali ubicate presso l'ex Campo Sportivo della città di Norcia, site in via dell'Ospedale

con il seguente Ordine del Giorno

1) Rinnovo Cariche Sociali
2) Varie ed eventuali

Il ritorno dei controlli alle frontiere: solo per i treni, però

Come molti coetanei, ho scoperto l'Europa in treno. Grazie al mitico "Inter Rail", nel luglio 1977, percorsi 18 mila chilometri da Milano all'Irlanda e poi in Scandinavia fino al Circolo Polare Artico. Allora ogni passaggio di frontiera imponeva il controllo dei documenti ed il cambio della valuta, con relative commissioni. Perciò avevo accolto con entusiasmo gli accordi di Schengen che hanno liberalizzato la circolazione delle persone nella Unione Europea. Proprio quei patti che oggi, sull'onda emotiva prodotta dall'immigrazione di massa e dal rischio terrorismo, sono messi in discussione.
Selettivamente, però. Negli aeroporti non cambia quasi niente, al massimo la necessità di togliersi le scarpe e la cintura al momento del check elettronico. Sulle autostrade bloccare il traffico provocherebbe ingorghi colossali (è già successo tra Austria e Germania). Quindi, non se ne fa nulla. A farne le spese rischiano di essere solo i treni, spesso già penalizzati dal cambio di locomotore alla frontiera. Quasi che i migranti viaggiassero solo in ferrovia, come sembrano attestare le scene riprese ai confini macedoni, croati o ungheresi. Quasi che i potenziali terroristi siano tutti virtuosi della rotaia, pur se quelli che hanno colpito a Parigi pare si spostassero su e giù da Bruxelles tranquillamente in auto.

E così i controlli di sicurezza già introdotti da anni all'imbarco sugli Eurostar tra Parigi e Londra (ma anche, per la verità, sull'alta velocità in Spagna e Turchia) sono adesso estesi ai Thalys che collegano la capitale francese con Bruxelles ed Amsterdam. Mentre tra Svezia e Danimarca i filtri coinvolgono anche i pendolari che ogni giorno si spostano tra Copenaghen e Malmoe. Peccato che tutto questo penalizzi la scelta del treno nei confronti degli altri vettori di trasporto. Se dovremo recarci con mezz'ora di anticipo alla stazione per salire sul convoglio prenotato, che ne sarà della competitività con l'aereo - cui, tra Parigi e Londra, la rotaia aveva sottratto metà del mercato - o con l'auto, su una distanza di tipo pendolare come quella percorsa dai commuters danesi e svedesi?
Tutti i guadagni in termini di riduzione del tempo di viaggio resi possibili dalle grandi opere ferroviarie – il canale sotto la Manica, il ponte sull'Oresund, l'alta velocità nel Benelux o attraverso il Reno e i Pirenei – rischiano dunque di essere, almeno in parte, vanificati dai controlli decisi a carico di una sola modalità di trasporto. Lo ha denunciato nel corso di un recente summit a Londra il direttivo della European Passengers Federation che raggruppa 37 associazioni di utenti sparse in varie nazioni del nostro Continente.

E, come sempre, piove sul bagnato. Negli ultimi dieci anni i collegamenti ferroviari internazionali hanno già subito consistenti riduzioni o cancellazioni. Non solo per via della concorrenza dei voli "low cost". Queste relazioni sembrano figlie di un dio minore. Non rientrano nel perimetro del servizio pubblico sovvenzionato dalle regioni o dagli stati per ragioni sociali. Ma spesso nemmeno tra i servizi "di mercato", come le Frecce italiane. Quasi sempre sarebbero bastate piccole sovvenzioni bilaterali per assicurare certi collegamenti come il treno diurno Basilea-Bruxelles, ora a rischio, o il notturno Milano-Francoforte-Dortmund (sparito da tempo) . Ma in tempi di "spending review" i governi nazionali non vogliono farsi carico di queste spese.

E l'Unione Europea, ossia quella istituzione che regola minuziosamente la produzione ed il commercio dei prodotti agricoli, non trova tempo e risorse per questo genere di traffico che dovrebbe favorire la conoscenza e l'integrazione tra i cittadini di nazioni tra loro confinanti. Salvo poi finanziare maxi investimenti per infrastrutture audaci come la "Via Baltica", una linea ad alta velocità che da Berlino e Varsavia dovrebbe collegare Lituania, Lettonia ed Estonia e, forse, addirittura la Finlandia, se andasse in porto anche il fantascientifico progetto di un tunnel di 92 km sotto il Golfo di Finlandia, tra Tallinn ed Helsinki. Per poi scoprire, se mai queste opere saranno completate, che bisognerà perdere mezz'ora e più ad ogni passaggio di frontiera per controllare ogni singolo viaggiatore.
Sarà certo l'effetto dell'età che avanza inesorabilmente. Ma viene da rimpiangere il vecchio "Inter Rail" che, seppur con la carta d'identità nel taschino e valute assortite nascoste nel marsupio, aveva contribuito ad affratellare una generazione di europei che adesso gli egoismi nazionali rischiano nuovamente di dividere.

Massimo Ferrari, Vicepresidente di Co.Mo.Do. - Presidente Assoutenti/UTP (Ass. Utenti del Trasporto Pubblico)

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