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Ferrovie minori in Italia
Quelle che oggi
vengono definite ferrovie “minori” sono soprattutto quelle
che fin dall’800 ma fino ai primi decenni del secolo scorso, hanno
permesso a tante città e territori, non direttamente coinvolti
dalla costruzione delle direttrici principali, di non perdere…
il treno dello sviluppo che il nuovo mezzo prometteva.
Non va dimenticato che all’inizio non fu lo Stato a finanziare
queste costruzioni ma spesso le stesse comunità ed Amministrazioni
Locali che quindi nei decenni più recenti, vedendosi togliere
treni (e binari), vedevano anche sparire il frutto della volontà
e determinazione delle popolazioni di un tempo di potersi servire di
un servizio di trasporto fondamentale per l’economia di quelle
zone.
Per questo anche
nel caso delle tante ferrovie “minori” chiuse (o mai aperte)
oppure a rischio di chiusura è necessario ripensarne l’uso
o il riuso a favore del territorio che nei secoli scorsi le aveva fortemente
volute.
Nel caso di tratti ancora in funzione ma con scarso traffico locale
(pensiamo a tante linee piemontesi, venete, appenniniche, dell’Italia
meridionale), l’opzione turistica è certamente una delle
più fattibili visto che molto spesso si snodano in zone d’Italia
tra le più belle e caratteristiche quando non addirittura in
Parchi o Riserve Naturali. Per questo è necessario uscire dalla
logica, ormai ristretta, che il treno sia solo per pendolari o per treni
ad alta velocità. Può quindi benissimo diventare uno strumento
fondamentale per un turismo non necessariamente motorizzato, più
rispettoso dell’ambiente e, perché no?, più lento.
È quindi auspicabile una più coerente collaborazione
tra enti ferroviari, Amministrazioni Locali ed associazioni territoriali
perché anche in Italia rimanga tutta la rete ferroviaria minore
che continua comunque a rappresentare un patrimonio da non disperdere
ma, al contrario, da valorizzare sull’esempio di quanto fatto
un po’ in tutta Europa e non solo.
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